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Videosorveglianza senza autorizzazione: scattano le sanzioni e procedura ispettiva

Ministero del Lavoro - Nota 01 giugno 2016, n. 11241

In tema di videosorveglianza il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha recentemente emanato la nota n. 11241 del 1 giugno 2016, con la quale ribadisce che nel caso in cui, durante un’ispezione, vengano rilevati impianti audiovisivi installati senza accordo sindacale o autorizzazione della Direzione Territoriale del Lavoro (DTL) verrà impartita una prescrizione di immediata cessazione della condotta illecita e la rimozione fisica degli impianti audiovisivi.

La legge n. 300/1970, così come modificata dal D.lgs. n. 151/2015 , prevede, tra le altre cose, che:

Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti da quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali. In mancanza di accordo gli impianti e gli strumenti di cui al periodo precedente possono essere installati previa autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più Direzioni territoriali del lavoro, del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali.

Il Ministero del Lavoro ribadisce che anche dopo la riforma del Jobs Act, la norma prevede che l’installazione di un impianto di videosorveglianza non possa avvenire antecedentemente, ovvero in assenza, di uno specifico accordo con i soggetti sopra indicati.

La condotta illecita è rappresentata dalla mera installazione non autorizzata dell’impianto, indipendentemente dal suo effettivo utilizzo.

La nota ricorda inoltre come la giurisprudenza negli ultimi anni ha confermato il divieto di installazione di tali impianti in difetto dei presupposti previsti dall’art. 4 della legge n. 300/1970, anche nel caso di telecamere “finte” installate al mero scopo dissuasivo.