Elaborazione della richiesta in corso. Si prega di attendere.

Privacy: divieti del Datore di Lavoro

In aggiunga alle disposizioni previste dal codice privacy, vige in base allo statuto dei lavoratori, il divieto per il datore di lavoro, ai fini dell'assunzione, o comunque durante in corso del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell'attitudine professionale del lavoratore.

Il controllo (occulto) da parte di investigatori privati del datore di lavoro è legittimo solo se finalizzato all'accertamento di un fatto illecito a danno del patrimonio aziendale e non per accertare meri inadempimenti contrattuali.

Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali possa derivare anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le Rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la Commissione interna. In assenza di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede la DPL, stabilendo le modalità per l'uso di tali impianti.

Nell’ambito del rapporto di lavoro domestico e del telelavoro il datore di lavoro è tenuto a garantire al lavoratore il rispetto della sua personalità e della sua libertà morale.

 

In tema di SELEZIONE del PERSONALE:

La raccolta di notizie in tema di convinzioni personali, credo religioso, orientamento sessuale, stato di gravidanza, stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza, stato di salute è, vietata, non solo perchè relativa alla sfera intima di ogni candidato e quindi idonee ad incidere sul diritto alla riservatezza degli stessi, ma soprattutto perché non significative rispetto all’accertamento dell’attitudine professionale e al lavoro, ovvero alla  capacità (intellettiva o manuale) , di svolgere una determinata attività/professione.

 

In tema di PC AZIENDALI

È illegittimo il controllo del contenuto del pc di un lavoratore senza averlo prima informato di questa possibilità e senza il pieno rispetto della sua libertà e della sua dignità.

Il datore di lavoro può, infatti, effettuare controlli mirati al fine di verificare l'effettivo e corretto adempimento della prestazione lavorativa e, se necessario, il corretto utilizzo degli strumenti di lavoro, solo nel rispetto della libertà e della dignità dei dipendenti e della normativa sulla protezione dei dati personali.

A decorrere dal 24 settembre 2015, a seguito delle modifiche introdotte dal Jobs Act, l’accordo e l’autorizzazione non sono comunque necessari per gli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e per gli strumenti di registrazione degli accessi e di registrazione delle presenze.