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Controllo dei lavoratori senza autorizzazione: reato penale

La riscrittura dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, ad opera dell’art. 23 D.lgs. 151/2015, ha aperto un varco rispetto alla storica contrapposizione tra l’interesse del datore di lavoro a proteggere il patrimonio aziendale, e vigilare sul corretto adempimento ed il diritto alla riservatezza del lavoratore, dall’altro lato continua a porre limitazioni non trascurabili alla facoltà del datore di lavoro di effettuare i controlli a distanza, ovvero:

  • l’obbligo di raggiungere l’accordo sindacale o di ottenere l’autorizzazione ministeriale per l’installazione di impianti audiovisivi e altri strumenti;
  • l'obbligo di dare al lavoratore interessato adeguata informazione delle modalità d'uso di tali strumenti di lavoro;
  • l’obbligo di rispettare la normativa contenuta nel Codice in materia di protezione dei dati personali (D.lgs. 196/2003).

In particolare, ai fini del legittimo utilizzo a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro  (anche disciplinari) delle informazioni raccolte mediante gli strumenti di servizio, s'impone ai datori di lavoro che vogliano utilizzare tali dati, di dotarsi di policy interne che disciplinino in maniera sistematica l'utilizzo degli strumenti informatici in dotazione ai propri dipendenti e chiariscano a questi ultimi, in maniera trasparente, la possibilità e le modalità di effettuazione dei controlli, necessariamente redatte nel rispetto delle prescrizioni contenute nel Codice in materia di protezione dei dati personali, ma anche in conformità ai provvedimenti e le linee guida dettate dal Garante per la protezione dei dati personali.

In merito alla correttezza delle controllo dei lavoratori, la Sezione penale della Corte di Cassazione, con sentenzadel 6/12/2016 n. 51897, ha affermato che l’installazione ed il monitoraggio dell’attività dei lavoratori costituisce reato penale in caso di assenza di autorizzazione degli ispettori della Direzione territoriale del Lavoro  o di accordo sindacale. Il reato sussiste anche in presenza delle modifiche apportate, all’art. 4 della Legge 300/1970, dall' articolo 23 del Decreto legislativo n. 151/2015.

Garanzia penale atta ad impedire l’utilizzazione da parte del datore di lavoro di un sistema di monitoring at work la cui funzione primaria sia quella di controllare  in modo continuativo l'attività del lavoratore.