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La cessione del quinto dello stipendio

DEFINIZIONE: Il lavoratore, si impegna a pagare il debito contratto, attraverso la corresponsione di 1/5 (un quinto) della propria retribuzione ed offre al creditore la possibilità di tutelarsi da eventuali rischi di insolvenza (come ad esempio morte, invalidità o inabilità, ovvero cessazione del rapporto di lavoro per dimissioni o licenziamento), attraverso un’apposita polizza assicurativa o fornendo in garanzia il TFR maturando. Quindi fare una cessione del quinto dello stipendio significa richiedere un prestito personale che sarà estinto con la cessione di 1/5 (ovvero il 20 per cento) dello stipendio. La legge 311/2004, modificando il D.P.R 180/1950, ha infatti esteso, dall’1.1.2005, la possibilità di contrarre prestiti con la cessione del quinto anche ai dipendenti di aziende private. In pratica il lavoratore dipendente (cedente) cede il proprio credito futuro retributivo verso il datore di lavoro (ceduto) a favore di una società finanziaria o di una banca (cessionario).

ADEMPIMENTI DEL DATORE DI LAVORO: in caso di cessione del quinto dello stipendio, il datore di lavoro non può opporsi alla cessione e diviene soggetto obbligato verso il cessionario per cui è tenuto ad effettuare la trattenuta periodica della rata sulla busta paga del lavoratore ed a versarla su un c/c postale o bancario.

MANCATO VERSAMENTO DEL QUINTO DELLO STIPENDIO: qualora il datore di lavoro, in caso di cessione di quota della retribuzione da parte del lavoratore, ometta di versarla al cessionario, non commette il reato di appropriazione indebita ma solo un illecito civile (Cass. n. 37954 del 20.10.2011).

OPPONIBILITÀ DELLA CESSIONE: le quote di stipendio cedute al fine di estinguere i finanziamenti effettuati ai sensi del D.P.R. 180/1950 e dell’art. 1260 del codice civile sono inderogabilmente vincolate a favore del cessionario ed il datore di lavoro, una volta ricevuta la notifica del contratto di mutuo e perfezionata la cessione del credito, non può effettuare sulle quote in questione sequestri o pignoramenti e tanto meno opporre alla cessionaria un verbale di conciliazione con il proprio dipendente (Tribunale di Milano 28.7.2008).

RIDUZIONE DELLA RETRIBUZIONE: la riduzione della retribuzione - dovuta per esempio a trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a part-time, all’irrogazione di una sanzione disciplinare pecuniaria, ecc. - incide sull’istituto della cessione del quinto. Ai sensi dell’art. 35, D.P.R. 180/1950, qualora la retribuzione gravata da trattenuta a titolo di cessione del quinto subisca una riduzione pari o inferiore ad 1/3 del suo ammontare, il datore di lavoro potrà continuare ad operare la trattenuta dalla retribuzione nella misura stabilita dal cessionario. Qualora, invece, la riduzione sia superiore ad 1/3 della retribuzione netta, la trattenuta non potrà eccedere la misura di 1/5 della nuova retribuzione, per cui in questo caso sarà necessario comunicare alla società finanziaria l’evento che ha determinato la riduzione della retribuzione e chiedere la rideterminazione dell’importo della rata da trattenere.