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Il lavoro straordinario

CHE COSA È: è considerata lavoro straordinario la prestazione eccedente l'orario normale settimanale, fissato normalmente in 40 ore, o nella diversa eventuale durata prevista dalla contrattazione collettiva. Le ore di straordinario concorrono ai fini del computo della durata media dell'orario di lavoro che non può superare, per ogni periodo di 7 giorni, le 48 ore (vedi art. 4, comma 1, D.Lgs. 66/2003). Nella generalità dei casi, il tempo impiegato per raggiungere il luogo di lavoro resta escluso dal computo dell'orario di lavoro poiché si intende per “orario di lavoro” qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell'esercizio della sua attività o delle sue funzioni.

RETRIBUZIONE: lo straordinario deve essere computato a parte e compensato con le maggiorazioni retributive previste dai contratti collettivi, siano essi nazionali, territoriali o aziendali. Non esiste una percentuale di maggiorazione minima prevista dalla legge. In alternativa o in aggiunta alle maggiorazioni retributive di cui sopra, i contratti collettivi possono prevedere che i lavoratori usufruiscano di riposi compensativi. Ai crediti di lavoro scaturenti da lavoro straordinario si applica la prescrizione breve quinquennale. Preme porre l’attenzione sul fatto che lo straordinario, debitamente autorizzato, in violazione dei limiti contrattuali e di legge deve comunque essere retribuito; tale violazione, non può comunque costituire motivo di diniego della prestazione lavorativa da parte del lavoratore.

Il lavoro straordinario può essere retribuito con modalità forfettaria. Se così, nel caso in cui il compenso forfettario per il lavoro straordinario, non sia in realtà correlato alla quantità presumibile della prestazione straordinaria resa, esso costituisce un superminimo ormai entrato a far parte della retribuzione ordinaria e, in quanto tale, non può essere ridotto unilateralmente dal datore di lavoro.

LIMITI E MODALITA’: il ricorso allo straordinario deve essere contenuto essendo appunto “straordinario”. Fermo restando il limite di orario medio di 48 ore ogni 7 giorni di cui sopra, i contratti collettivi (nazionali, territoriali e aziendali) stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative regolamentano le modalità di esecuzione del lavoro straordinario. Se manca la pattuizione collettiva, è necessario l'accordo tra datore e lavoratore e il limite massimo è fissato in 250 ore annue. Salvo diverse specifiche disposizioni dei contratti collettivi, il ricorso a prestazioni di lavoro straordinario è inoltre sempre ammesso - anche in deroga al limite legale delle 250 ore - in relazione a:

a) casi di eccezionali esigenze tecnico-produttive e di impossibilità di fronteggiarle attraverso l'assunzione di altri lavoratori;

b) casi di forza maggiore o casi in cui la mancata esecuzione di prestazioni di lavoro straordinario possa dare luogo a un pencolo grave e immediato ovvero a un danno alle persone o alla produzione;

c) eventi particolari, come mostre, fiere e manifestazioni collegate alla attività produttiva.

Gli straordinari effettuati per queste cause non si computano ai fini del raggiungimento del limite legale di 250 ore di straordinario o dal diverso limite contrattuale eventualmente stabilito.

PROVA DELL'AVVENUTA PRESTAZIONE: in caso di contestazioni, la prova sull'avvenuto svolgimento di prestazioni di lavoro straordinario incombe sul lavoratore.

LAVORATORI ESCLUSI: nel rispetto dei principi generali in materia di protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori, le disposizioni sul lavoro straordinario non si applicano ai soggetti la cui durata dell'orario di lavoro, a causa delle caratteristiche dell'attività esercitata, non è misurata o predeterminata o può essere determinata dai lavoratori stessi.

Tipicamente si tratta di:

a) dirigenti, di personale direttivo delle aziende o di altre persone aventi potere di decisione autonomo;

b) di manodopera familiare;

c) di lavoratori nel settore liturgico delle chiese e delle comunità religiose;

d) di prestazioni rese nell'ambito di rapporti di lavoro a domicilio e di telelavoro

Restano parimenti esclusi quei lavoratori che non sono soggetti all'orario di lavoro e cioè quelli impegnati in attività di semplice attesa, guardiania e custodia, i commessi viaggiatori e piazzisti e così via.