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Cosa è il Mobbing? Come riconoscerlo e cosa fare quando se ne è vittima

Con l’espressione “Mobbing sul lavoro” s’intende una forma sistematica di persecuzione esercitata sul posto di lavoro da colleghi o superiori nei confronti di un altro lavoratore, che si attua attraverso piccoli e quotidiani atteggiamenti di violenza psicologica, sabotaggio professionale, demansionamento ed emarginazione sociale e che, nei casi più gravi, può spingersi fino all'aggressione fisica.

Lo scopo di tale azione è quello di costringere una persona che, per svariati motivi risulta non essere più gradita nel contesto professionale dal capo o dai colleghi, a presentare le proprie dimissioni volontarie. Il mobbing può compromettere anche seriamente lo stato di salute psico-fisico di chi lo subisce.

In Svezia, si stima che addirittura il 10-20% dei suicidi sia causato dal mobbing.

È per questi motivi che, le autorità locali, riconoscono il problema definendo tale azione perseguibile penalmente. Inoltre, negli ultimi anni, sono state create delle cliniche apposite in grado di seguire le vittime di mobbing durante il loro percorso di riabilitazione psicologica.

Cos' è il mobbing?
Il mobbing sul lavoro è una situazione di terrore psicologico, sviluppato sul luogo in cui si svolge la propria occupazione, a causa dei comportamenti aggressivi effettuati da colleghi o superiori.
Le strategie che un mobber assume verso la vittima possono essere davvero diaboliche: scherzi pesanti e denigranti, cambiamento  delle mansioni da svolgere all’interno dell’azienda e telefonate moleste o umilianti.
Ciò che permette, a tali azioni di passare, troppo spesso, inosservate davanti alle autorità è la paura.

Infatti, il mobbing sul lavoro non interessa solo la vittima e il suo persecutore, ma anche gli altri colleghi, spettatori di questi episodi, che benché si definiscano esterni ai fatti, con il loro silenzio si rendono in realtà complici di questa spiacevole situazione.

Come riconoscerlo
Il mobbing sul lavoro è una materia che è stata teorizzata soltanto recentemente ma, nonostante ciò, moltissimi lavoratori già da tempo vivono, o hanno vissuto, la propria esperienza lavorativa con conflitti o problemi.
Riconoscere tali azioni può sembrare semplice, ma non bisogna correre il rischio di confonderle con semplici episodi momentanei, magari legati a giornate negative. Se invece, per qualche ragione, la prepotenza o i comportamenti aggressivi, da parte di colleghi e superiori diventano regolari e di lunga durata, allora si può parlare di mobbing sul lavoro che, come abbiamo detto comprende per definizione una serie di azioni che si ripetono per un lungo periodo, al fine di danneggiare qualcuno psicologicamente e professionalmente.
Tali comportamenti rischiano di demolire socialmente la vittima, destinandola all'emarginazione: essa può risentire di sintomi psicosomatici e stati ansiosi o depressivi, oltre che della perdita della fiducia in se stessa.

Cosa fare se si è vittima di mobbing
Il mobbing sul lavoro presenta, quindi, effetti anche distruttivi; purtroppo, però, la legislazione in Italia è ancora molto ambigua ed il confine tra lecito esercizio del comando ed il comportamento aggressivo è molto labile.
Nei tribunali nazionali esistono già ricorsi in giudizio per le persecuzioni sul lavoro ed alcune sentenze di risarcimento sono già state pronunciate. Nonostante ciò, non si è ancora arrivati a dichiarare tale azione perseguibile penalmente.
In caso di mobbing sul lavoro è opportuno prendere dei provvedimenti, al fine di non rimetterci la salute: è importante essere consapevoli, però, che la strada sarà lunga e faticosa ma che alla fine, se ne uscirà vincitori.
Il primo consiglio pratico è quello di non lasciarsi sopraffare dalla depressione: tutte le azioni subite non sono causa di una personale incapacità professionale, ma di un abuso di potere da parte del mobber.
Dopo aver preso coscienza della situazione, è importante raccogliere una documentazione delle vessazioni subite: risulterà indispensabile presentarle in caso di denunce. Al fine di tutelarsi nel migliore dei modi, occorre comunicare con i superiori attraverso raccomandate con ricevute di ritorno o lettere di posta elettronica certificata: precisando e chiedendo conferma, in forma scritta, dei lavori richiesti verbalmente.

È molto probabile che non si riceverà risposta; questa è una delle prove dimostranti azioni persecutorie.
Nel caso in cui tali pressioni non vadano scemando, è indispensabile procedere per vie legali.